Seguici
Made in Italy, censura e voltagabbana. "Ecco perché il governo non andrà avanti" | Rec News dir. Zaira Bartucca Made in Italy, censura e voltagabbana. "Ecco perché il governo non andrà avanti" | Rec News dir. Zaira Bartucca

INTERVISTE

Made in Italy, censura e voltagabbana. “Ecco perché il governo non andrà avanti”

Foto Denys Shevchenko/ Rec News

© Rec News -

del

Gian Marco Centinaio senatore della Lega e ministro uscente all’Agricoltura, dell’esecutivo in carica non salva praticamente nulla. E’ fresca l’approvazione della Commissione sull’antisemitismo e sul razzismo ma, ci racconta, mettendo da parte i buoni propositi di partenza pare se ne voglia fare un utilizzo particolare. Recente è anche il plebiscito umbro, che certo non contribuisce a redimere Zingaretti, Renzi e un Di Maio in cortocircuito, che “cambia idea” di continuo. La Bellanova che ha preso il posto dello stesso Centinaio? “Scambia un ministero chiave per la sede di Italia Viva”, mentre sullo sfondo spariscono Made in Italy e aziende che potrebbero uscire “massacrati” dall’accordo sul libero scambio africano.

Di recente ha ricevuto delle lettere minatorie.

Sono delle lettere in cui mi hanno insultato e attaccato, e in cui hanno scritto che avrei fatto perdere valore alla terra di una presunta persona. Hanno scritto che devo morire assieme alla mia famiglia, quindi è una roba classica. Sono i soliti stupidi che non hanno niente di meglio da fare. Ho denunciato in Questura ma sono molto tranquillo: si va avanti senza problemi.

Della Bellanova cosa ne pensa?
(Ride) Noto che va tanto in tv a parlare e a dire che sta facendo cose, ma in realtà sono iniziative che abbiamo portato avanti noi. L’esempio lampante è la Sardegna e la problematica del latte. Ci è andata sbandierando provvedimenti che sono stati indicati nel decreto Emergenze in Agricoltura (legge 44/2019 dello scorso maggio sui settori lattiero-caseario, ovi-caprino, olivicolo-oleario, agrumicolo e suinicolo, nda) che è quello che è stato approvato alla Camera e al Senato senza voti contrari. Inviterei il ministro Bellanova a parlare meno e a lavorare di più. Il Mipaaf non è la sede di Italia Viva, ma è un ministero che comporta impegno e ascolto delle persone. Spiace anche che anziché riconoscere il lavoro di chi l’ha preceduta si prenda meriti non suoi. Non è bello e non è politicamente corretto, ma ognuno ha lo stile che ha.

Dopo la vittoria in Umbria Salvini ha detto che questo governo ha i giorni contati. Si riferiva a qualcosa in particolare?
Si riferiva all’idea che abbiamo che questo governo debba andare a casa il più velocemente possibile. Prima dell’Umbria sembrava lo dicessimo solo noi ma ora è chiaro che anche i cittadini hanno confermato che un’alleanza Pd-Cinquestelle è fallimentare. L’Umbria li ha puniti senza se e senza ma e quindi riteniamo che dopo la vittoria ci sia un ulteriore tassello per dire che questo esecutivo deve avere le ore contate. Se poi serve anche il voto dell’Emilia, andremo anche lì e chiederemo di confermare quello che gli umbri hanno già detto a Renzi, Zingaretti, Di Maio e Conte.

C’era davvero bisogno di una commissione su razzismo e antisemitismo o si tratta di pretesti?
Doveva essere una commissione condivisa rispetto a quanto proposto dal senatore Ferrari del Pd. Italia Viva ha però preferito andare allo scontro con i gruppi parlamentari di centrodestra e di conseguenza siamo arrivati a una commissione con tanti preconcetti e con idee diverse. Quanto proposto dalla senatrice Segre era diverso da quanto effettivamente è stato approvato.

Cioè l’idea di partenza si è via via persa per strada?
Secondo me sì. Si vuole in realtà attaccare chi la pensa in maniera diversa dal Pd e da Italia Viva. Io non penso di essere un razzista se pongo l’attenzione su determinate problematiche o se dico che la famiglia deve essere fatta da un papà e da una mamma. Non penso di insultare nessuno. Invece dal Pd e da Italia Viva c’è la volontà di colpire chi la pensa in maniera diversa da loro. Questa si chiama dittatura, a casa mia.

Però non avete votato contro. Vi siete astenuti.

Ci siamo astenuti perché pensavamo che l’idea di base fosse interessante, e per rispetto verso la senatrice Segre e la sua storia. L’idea di partenza era buona e siamo stati d’accordo sul fare una commissione. Non siamo d’accordo sui presupposti da cui sono partiti i colleghi del Pd, quindi ci è sembrato giusto astenerci.

Forse la questione è stata anche un po’ aiutata mediaticamente perché la Commissione è stata cucita addosso alla Segre, con la conseguenza che intorno si è creata una bolla di protezione. Se questioni come queste vengono strumentalizzate, non c’è il rischio che passi di tutto?
Certo, questo è il problema. Nessuno è contro la lotta all’antisemitismo. Siamo d’accordo sul fatto che determinati fenomeni debbano essere contrastati, ma non bisogna ledere la libertà di esprimere la propria opinione in modo democratico quando non si offende nessuno.

Ieri il sottosegretario Di Stefano ha detto che l’unica via per le aziende italiane è l’estero. In Emilia sarà finanziata la delocalizzazione dell’azienda storica La Perla. Cosa sta facendo l’opposizione nel pratico per frenare quest’attacco alla produttività?
Vediamo il governo cosa ha intenzione di fare ma l’obiettivo è portare avanti tutte le iniziative messe in piedi nei 14 mesi di governo a favore del Made in Italy e di chi decide di investire in Italia contro la delocalizzazione. Scriva pure che questi qua sono dei matti: il ministro Di Maio e il M5S sono passati dal dire che bisognava punire chi voleva delocalizzare anche di dieci chilometri all’opinione contraria che si può delocalizzare anche fuori dall’Italia. Questo vuol dire non avere l’idea di cosa sia l’imprenditoria. Noi andiamo avanti dicendo che il Made in Italy e l’occupazione devono essere tutelati, e se il governo porterà in Parlamento dei provvedimenti che vanno contro questi principi faremo battaglia e faremo le barricate.

Iniziative concrete?
Nel concreto ci sono le proposte di legge che abbiamo fatto anche quando eravamo in maggioranza. Ce n’è una a prima firma di Salvini proprio a tutela delle aziende italiane e dei marchi storici italiani, ma non è mai stata presa in considerazione. Quando eravamo al governo l’attenzione è mancata perché c’era un decreto di Di Maio che andava nella stessa direzione e lo abbiamo appoggiato anche noi.

Non c’è il timore che all’atto pratico vi manchino i numeri per approvare queste proposte di legge?
Spero che i numeri manchino a loro. Se dovessero presentare decreti contro le aziende italiane dirò in aula che farò manifesti e pagine dei giornali con nomi e cognomi dei parlamentari che votano a favore della delocalizzazione.

Il libero mercato africano (Afcfta, nda) sarà più un’opportunità o un danno?
Se l’Italia ha l’opportunità di esportare sarà un beneficio, ma dobbiamo capire i punti di debolezza che ci saranno per quanto riguarda i prodotti che dall’Africa potrebbero arrivare in Italia. Dobbiamo stare attenti, perché rischiamo di massacrare le nostre aziende.

Direttore e Founder di Rec News, Giornalista. Inizia a scrivere nel 2010 per la versione cartacea dell'attuale Quotidiano del Sud. Presso la testata ottiene l'abilitazione per iscriversi all'Albo nazionale dei giornalisti, che avviene nel 2013. Dal 2015 è giornalista praticante. Ha firmato diverse inchieste per quotidiani, siti e settimanali sulla sanità calabrese, sulle ambiguità dell'Ordine dei giornalisti, sul sistema Riace, sui rapporti tra imprenditoria e Vaticano, sulle malattie professionali e sulle correlazioni tra determinati fattori ambientali e l'incidenza di particolari patologie. Più di recente, sull'affare Coronavirus e su "Milano come Bibbiano". Tra gli intervistati Gunter Pauli, Vittorio Sgarbi, Armando Siri, Gianmarco Centinaio, Michela Marzano, Antonello Caporale, Vito Crimi, Daniela Santanché. Premio Comunical 2014. Autrice de "I padroni di Riace - Storie di un sistema che ha messo in crisi le casse dello Stato". Sito: www.zairabartucca.it

INTERVISTE

Salute femminile,
IA e medicina di genere: innovazioni, sfide e prospettive per un futuro più equo

© Rec News -

del

Salute femminile, IA e medicina di genere: innovazioni, sfide e prospettive per un futuro più equo

La salute delle donne è un tema di crescente interesse globale, con implicazioni significative per la società nel suo complesso. Nonostante i progressi scientifici e tecnologici, permangono sfide sostanziali nell’assicurare che le donne ricevano cure adeguate e personalizzate. Questa indagine esplora le strategie farmaceutiche e le innovazioni che stanno rivoluzionando il campo, evidenziando l’importanza di aumentare la consapevolezza e l’accesso alle cure.

La salute delle donne: una questione di equità

Storicamente, la ricerca medica si è concentrata principalmente sulla salute maschile, spesso trascurando le peculiarità biologiche e le esigenze specifiche delle donne. Questa disparità ha avuto un impatto negativo sulla diagnosi e sul trattamento delle malattie femminili.

Ad esempio, le malattie cardiovascolari, spesso percepite come una minaccia maggiore per gli uomini, sono in realtà la principale causa di decesso patologico tra le donne. L’assenza di sintomi “classici” negli attacchi di cuore femminili è un esempio di come la mancanza di consapevolezza possa essere pericolosa.

Un discorso a parte meritano le malattie reumatologiche che, aspetto spesso sottovalutato, interessano molto le donne in età riproduttiva, costituendo uno dei fattori che possono incidere negativamente sulla natalità¹. «La ragione della prevalenza femminile di queste patologie sembra risiedere nel fatto che queste ultime siano caratterizzate da una predisposizione genetica e ormonale che può favorire lo sviluppo di una risposta autoimmune più aggressiva», chiarisce l’Osservatorio italiano genere donna, che sostiene l’importanza della prevenzione: «Riconoscere la patologia sin dalle prime fasi – scrivono dall’Osservatorio – consente di avviare il percorso terapeutico prima che si verifichino danni permanenti. Oggi, infatti, i medici dispongono di strumenti diagnostici molto sofisticati e terapie che consentono in molti casi di fermare la progressione della malattia e assicurare una buona qualità di vita».

Il direttore del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’ISS, dottoressa Elena Ortona

Insomma, «molte patologie si presentano in modo diverso nelle donne rispetto agli uomini”, chiarisce il direttore del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’ISS Elena Ortona (in alto nella foto), intervistata da Rec News. «Un esempio emblematico è l’infarto miocardico, che nelle donne può manifestarsi con sintomi atipici come nausea, dolore alla schiena o affaticamento, portando a diagnosi ritardate e a trattamenti meno tempestivi. Inoltre, le donne metabolizzano alcuni farmaci in modo diverso rispetto agli uomini a causa di differenze ormonali ed enzimatiche. In passato, la ricerca farmaceutica si basava principalmente su soggetti maschili, portando a dosaggi non sempre adeguati alle donne. Oggi, la medicina di genere promuove studi più equilibrati per ottimizzare le terapie», puntualizza ancora la dottoressa Ortona.

Strategie farmaceutiche: verso la medicina di genere

Negli ultimi anni anche l’industria farmaceutica ha iniziato a riconoscere l’importanza della medicina di genere, che tiene conto delle differenze sessuali e di genere nella prevenzione, diagnosi e nel trattamento delle malattie. Diversi organismi si stanno focalizzando sempre più sull’universo femminile, avviando ricerche specifiche sul particolare impatto che determinate patologie hanno sulle donne.

In Italia la galassia degli organismi che portano avanti le ricerche cliniche più rappresentative sul tema comprende il Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità, il Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere e il Gruppo italiano salute e genere (GISEG).

«La ricerca in medicina di genere – puntualizza ancora la dottoressa Ortona dell’Istituto Superiore di Sanità – ha fatto notevoli progressi, ma ci sono ancora diverse sfide e opportunità di miglioramento.  Negli ultimi anni si è assistito a una maggiore attenzione agli studi preclinici e clinici che analizzano le differenze tra uomini e donne. Questo è in parte dovuto ad una maggiore sensibilizzazione e formazione delle ricercatrici e ricercatori all’importanza di considerare il sesso e genere nei propri studi, ma anche al fatto che le principali riviste scientifiche come Nature e Lancet hanno inserito nelle istruzioni per gli autori la regola di mostrare i propri dati in modo disaggregato per sesso».

«Questo – prosegue Ortona – ha portato a una migliore comprensione delle variazioni nella incidenza e manifestazione delle malattie, nella risposta ai farmaci e nei fattori di rischio. Tuttavia, molto deve essere ancora fatto. In particolare, è fondamentale includere in maniera equilibrata soggetti di entrambi i sessi al fine di sviluppare trattamenti mirati che tengano conto delle differenze biologiche e poi analizzare i dati in modo disaggregato. Questo metodo porterà non solo ottimizzare il dosaggio dei farmaci, ma anche progettare nuove molecole e strategie terapeutiche». 

Innovazione tecnologica: La rivoluzione dei dati

Anche l’innovazione tecnologica sta giocando un ruolo cruciale nel trasformare la salute delle donne. L’uso di big data e intelligenza artificiale consente di analizzare enormi volumi di dati per identificare modelli e tendenze che potrebbero sfuggire alle analisi tradizionale. Queste tecnologie stanno iniziando a offrire nuove opportunità per personalizzare le cure e migliorare i risultati sanitari, e per quello che riguarda l’IA possono permettere di individuare precocemente alcune patologie tramite le cosiddette analisi predittive e l’analisi personalizzata e combinata della predisposizione genetica del singolo paziente, dei fattori di rischio e dello stile di vita.

L’Intelligenza Artificiale, inoltre, sembra prestarsi bene alla risoluzione del problema della scarsa o nulla aderenza alle terapie², che riguarda in particolare chi è affetto da patologie croniche e gli anziani. Si tratta di soggetti che rinunciano a curarsi, oppure rinunciano ad adottare stili di vita alternativi in grado di minimizzare il rischio di incorrere in determinate patologie. Tra questi soggetti molte sono le donne, come chiarisce il Portavoce della Rete delle Cattedre UNESCO italiane e professore emerito di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” Andrea Lenzi. «Il sesso femminile – spiega Lenzi – è emerso come predittore indipendente di non aderenza ai farmaci ipoglicemizzanti, alla terapia ipolipemizzante e ai regimi farmacologici impiegati dopo un IMA in ampi studi di coorte e meta-analisi». 

Cosa può fare l’IA in un campo come questo? Diventare un assistente virtuale in grado di generare alerts personalizzati che possono migliorare l’aderenza alla cura e aiutare a generare buone abitudini e dunque stili di vita migliorati.

Aumentare la consapevolezza: l’importanza dell’educazione

La medicina di genere e l’intelligenza artificiale stanno quindi ridisegnando il modo in cui viene vissuta e percepita la salute femminile. Ma da sole, ovviamente, potrebbero non bastare. Educare le donne sui loro diritti sanitari e sulle opzioni disponibili è fondamentale per migliorare i risultati di salute, e in questo senso le campagne di sensibilizzazione e i programmi educativi possono aiutare a colmare il divario informativo e a promuovere decisioni sanitarie più informate.

Un altro aspetto riguarda i decisori, come ha ben spiegato la dottoressa Ortona dell’Istituto Superiore di Sanità: «E’ necessario – ha detto a Rec News – sostenere e incentivare finanziamenti e programmi di ricerca che abbiano la medicina di genere come asse portante, per colmare le lacune ancora presenti e favorire l’innovazione in ambito clinico e farmacologico. Perché pur avendo raggiunto traguardi importanti, la medicina di genere è ancora in una fase evolutiva. Il futuro richiede uno sforzo coordinato per integrare conoscenze multidisciplinari, sviluppare studi più inclusivi e applicare le nuove tecnologie, in modo da garantire – ha concluso – cure sempre più personalizzate ed efficaci».

FONTI:

¹Le malattie autoimmuni reumatologiche, in Genere Donna https://www.generedonna.it/patologie-di-genere/genere-e-autoimmunita/malattie-autoimmuni-reumatologiche/

² Adherence to long-term therapies : evidence for action – Institutional Repository for Information Sharing and World Health Organitation

Continua a leggere

ARTE & CULTURA

Cucinotta a Rec News: “Il mio Sud nel nuovo film da protagonista” (Video e Gallery)

© Rec News -

del

Maria Grazia Cucinotta a Rec News: "Vi racconto il mio Sud nel nuovo film da protagonista" (Gallery) - Gli agnelli possono pascolare in pace anteprima
Foto ©Denys Shevchenko/REC NEWS

Maria Grazia Cucinotta è la protagonista del nuovo film di Beppe Cino “Gli agnelli possono pascolare in pace”, presentato ieri in anteprima a Roma al Cinema Caravaggio e nelle sale dall’11 aprile. Nella pellicola ambientata in Puglia è Alfonsina, donna ingenua con abitudini singolari che a un certo punto viene colta da sogni rivelatori.

Bidella in pensione devota al culto dei cari defunti e lontana dal fratello, sarà un inaspettato incontro con il Sacro a mettere ordine in tutti quegli aspetti della sua vita rimasti in ombra, e a svelare i legami e i segreti che animano il borgo pugliese dove abita. Abbiamo intervistato Maria Grazia Cucinotta a margine della proiezione dell’anteprima romana.

Quanto c’è di lei nel film “Gli agnelli possono pascolare in pace?

Di sicuro il Sud. Il Sud mi appartiene e di conseguenza c’è molto di questo suo modo di essere. Attaccata alla terra, attaccata agli affetti, attaccata alla verità. E’ anche un personaggio molto distante. E’ una bidella che ama Pasolini e sembra uscita un po’ fuori da una favola. Anche il mondo che la circonda sembra essere uscito fuori da un piccolo metaverso che si muove in un mondo moderno.

Il film ha un messaggio particolare?

Ce ne sono tanti di messaggi, tra l’altro attualissimi. Tutte le guerre sono dettate dai confini e dal potere e un po’ questo film parla proprio di questo e al fatto che tutti i confini e tutti i pregiudizi portano alla fine alla rabbia e alla non accettazione. E’ un messaggio molto importante. Tra le risate e queste visioni c’è una grande verità.

Progetti futuri che può anticiparci?

Questo film è in uscita quindi aspettiamo di vedere come va. L’11 uscirà in tutta Italia e speriamo che la gente torni al cinema.

Continua a leggere

INTERVISTE

Reati contro i minori, intervista al ministro della Famiglia Eugenia Roccella (Video)

© Rec News -

del

Reati contro i minori, intervista al ministro della Famiglia Eugenia Roccella (Video) | Rec News dir. Zaira Bartucca
Continua a leggere

INTERVISTE

Ddl Nordio, Caporale: «Non libera la magistratura dai suoi mali, ma colpisce la Giustizia giusta»

© Rec News -

del

Riforma Nordio, Caporale: "Non libera la magistratura dai suoi mali ma colpisce la Giustizia giusta" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il Ddl Nordio è forse l’eredità più consistente lasciata da Silvio Berlusconi. E’ infatti figlio di un modo preciso di intendere la Giustizia, le leggi, la magistratura. Per alcuni rappresenta l’ennesimo colpo inferto alla libertà di espressione, all’autonomia dei magistrati e allo stesso cittadino, che potrebbe essere maggiormente esposto a determinate fattispecie di reato che potrebbero essere depenalizzate. Ne abbiamo parlato con il giornalista Antonello Caporale.

Il giornalista Antonello Caporale

È davvero necessario abolire l’abuso di ufficio per tutelare quei sindaci che, a sentire la maggioranza, hanno le “mani legate”?

Io penso che la riforma viva di un bisogno ideologico. Anziché definire ulteriormente un reato che, è vero, è molto vago, lo hanno tolto di mezzo. Così facendo hanno mostrato il loro intento, che è quello di sminuire ulteriormente la magistratura.

Nordio è un ex magistrato.

Ma è come quei tabagisti che fumano, smettono poi finiscono con l’odiare le sigarette. Nordio è un magistrato ma odia i magistrati, ha utilizzato in modo massiccio le intercettazioni e da ministro le ha tagliate. Si è sempre proposto come l’alfiere della magistratura di destra ma dice che i magistrati fanno politica. La sua sembra una vita capovolta. C’è un’idea di fondo ideologica prima ancora che giudiziaria. E’ la stessa cosa che ho visto con la dichiarazione del lutto nazionale, che come sai viene dichiarata dal governo utilizzando la sua discrezionalità. In genere si fa per i martiri della mafia, ma in questo caso hanno voluto elevare la figura di Berlusconi.

Farà la fine di Craxi, un altro personaggio controverso che con il passare degli anni è diventato un’eroe nazionale. Si può dire che la Riforma Nordio sia un po’ l’ultimo lascito di Berlusconi, cioè la manifestazione ultima di un certo modo di intendere la Giustizia?

Possiamo anche dire per principio che i reati, la criminalità non esistono, ma restano comunque. Possiamo decretare sconfitta la mafia e la ‘ndrangheta, ma il pizzo c’è. Sono azioni temerarie, protervie e ingenue.

Prima hai parlato di intercettazioni. Secondo i detrattori del disegno di legge calerà una scure ulteriore sulla possibilità di informare liberamente.

Non sappiamo ancora cosa resterà e cosa verrà buttato della Riforma, che probabilmente sarà fatta a pezzi dalla Corte Costituzionale. Ma già con il solo fatto di aver annunciato una stretta sulla intercettazioni sono stati lanciati due messaggi. Uno alla magistratura, a cui in pratica è stato detto mettetevi in fila e capite che il vento è cambiato, e uno all’informazione, a cui si tenta di dire attenzione, perché non puoi più osare come prima. La magistratura, comunque, non è esente da mali. Con la riforma non si sta liberando la magistratura del proprio conformismo, delle proprie convenienze e del fatto che ci sono magistrati che non lavorano e non sono equi, ma si sta riducendo l’ampiezza della libertà dei magistrati. Avranno più margine quelli più convenzionali e collusi, meno quelli coraggiosi che hanno voglia di fare. Se ci fai caso si parla sempre di magistrati di destra e di sinistra, ma mai di chi lavora bene e di chi lavora male.

Erano forse più questi gli aspetti da riformare.

Appunto, invece si sceglie di trascurarli. Nessuno si domanda perché uno ha fatto cinque processi e un altro 55, oppure perché con l’aumentare dell’organico delle Forze dell’Ordine non si riducono i reati. Dovremmo essere più sicuri, e invece? Immagino che non sia un lavoro certosino, organico, sistemico, ma che sia un lavoro occasionale. Faccio quello che lavora, fingo per la televisione e poi chi si è visto si è visto. Arresto chi so già che non può stare dentro, indago persone su cui non ho nulla. Ci sono poi le querele temerarie, come quelle che sono capitate a me e ad altri giornalisti, che sono azioni di parassitismo giudiziario che diventano lecite, invece non lo sono affatto. La lotta però non è contro questi mali, ma contro la Giustizia giusta.

Dal punto di vista politico pensi che la Riforma possa essere in qualche modo divisiva oppure c’è un’intesa che va al di là degli schieramenti politici?

C’è sicuramente intesa, altrimenti il codice penale non sarebbe così cavilloso. Le leggi le fa il Parlamento e c’è interesse a rendere i processi pieni di cavilli, possibilità e subordinate. La politica teme la magistratura, a volte perché esagera a volte perché è un potere che controlla.

Continua a leggere

Ora di tendenza

© 2018-2025 Rec News - Lontani dal Mainstream. Copyright WEB121116. Direttore Zaira Bartucca, P.IVA 03645570791. Iscrizione Registro Operatori della Comunicazione (ROC) n. 31911. - Testata online con ricavi inferiori ai 100.000 euro esente da registrazione in Tribunale (Decreto Editoria n. 63/2012 convertito con la legge 103/2012). Vietata la riproduzione anche parziale

error: Vietata ogni tipo di copia e di riproduzione