
Conte, La Scienza e i diktat moderni. Dialogo con Vittorio Sgarbi (articolo e podcast)
Il politico e opinionista a gamba tesa sulle “colpe” e le “incompetenze” del governo e dei suoi cattivi consiglieri. Ci potrebbe essere, dice, un fiume di processi, e una commissione d’inchiesta affinché tutti i nodi vengano al pettine
Vittorio Sgarbi è chiaro: lo scenario che si prospetta non farà uscire il governo Conte “pulito” rispetto alla gestione dell’emergenza coronavirus. A mordere l’avvocato, avverte, potrebbero essere i processi dei familiari dei deceduti da un lato, e una probabile Commissione d’inchiesta parlamentare dall’altro. Una “potenza di fuoco” come quella annunciata dal premier, ma che potrebbe causare un “effetto boomerang”.
Come sta passando questi giorni di quarantena, che qualcuno definisce “arresti domiciliari”?
Delle funzioni mie ne ho svolte in realtà poche se non quelle di andare in Parlamento a rispondere al ministro dell’Istruzione e a quello della Cultura. Per il resto non saprei dove andare perché tutti gli eventi sono stati bloccati. La vita sociale è fortemente inibita dal fatto che queste assurde norme, comprese quelle poliziesche, in realtà hanno avuto un’efficacia formidabile nel convincere i cittadini di essere in pericolo, quindi che se escono per strada prendono la peste. Ora qualunque medico dice che stare all’aria aperta è meglio che stare al chiuso. Quindi mi chiedo: perché è proibito andare in bicicletta o andare a correre? Sono misure naziste fatte da medici che decidono per un governo incapace di decidere. La multa per un signore che sta correndo è abominevole. È una forma di Scientology applicata al potere. Hanno attribuito poteri a questi guru della medicina che sono diventati i titolari di una legge marziale per punire chiunque esca. Ma stare chiusi in casa è molto peggio che camminare all’aria aperta. Nessuno, nemmeno l’intimidazione del potere scientifico, mi convincerà del contrario.
Ieri abbiamo riesumato un documento che parla di una diffida a Burioni, Pregliasco, Ricciardi, Lopalco e altri. Secondo sette colleghi, avrebbero diffuso notizie false sui vaccini. Lei cosa pensa?
Finalmente viene fuori non che sono meglio o peggio degli altri, ma che manca loro l’elemento fondamentale della scienza, che è la certezza. Hanno scelto di far tagliare la testa al malato di mal di testa. Non possiamo accettare un governo che si affida a scienziati che fino a un mese fa dicevano, come Burioni, che il coronavirus era meno di un’influenza, non comportava alcun rischio e non bisognava mettere la mascherina e dopo venti giorni cambiava idea e la sua idea diventava legge.
Anche il ministro Speranza, laureato in Scienze politiche, ha detto che le mascherine non servivano…
Si perché loro ogni volta che parlano dicono: prenderemo le misure secondo quello che dice il comitato tecnico-scientifico. Ma questi mammalucchi non danno, come dovrebbero, certezze, ma disseminato solo panico e paura, e lo dicono anche virologi come Tarro, che dice che è molto più grave la paura che limita le difese immunitarie che non il virus stesso. Ma chi sono Burioni e Conte? Uno è un medico dalle certezze inesistenti, l’altro è un politico non eletto da nessuno. Oggi le persone non escono di casa per paura. I bambini per esempio non corrono alcun rischio, non si capisce perché non possano andare in un parco. È l’assembramento che può creare problemi, non il fatto che io e lei passeggiamo sulla spiaggia a distanza di venti metri e ci viene un elicottero a bloccare perché abbiamo fatto chissà quale crimine. Nessun crimine. Chi pensa il contrario è stato ipnotizzato e impaurito. È chi sanziona il vero criminale.
C’è anche la vicenda delle auto-certificazione. Molti giuristi stanno sollevando il fatto che autocertificare uno stato di salute non sarebbe un atto concorde con la normativa vigente.
Il fatto è che perfino le televisioni di regime hanno fatto vedere che esiste una cosa che ha provato un giornalista, da cui si misura se uno è positivo o è negativo. Potremmo così scoprire se io ho il coronavirus, e non succede nulla, è come un’influenza, come è capitato a Porro, Cirio o a Zingaretti, quindi si guarisce. Non è una vita minacciata dalla peste, non ci sono giustificazioni per lo stop delle attività motorie.
Ma perché si chiede una mappatura su larga scala per il coronavirus se una cosa simile non è mai stata fatta per tutte le malattie contagiose che pure esistono e pure vengono importate dall’estero continuamente?
Perché in mancanza di soluzioni si trovano delle soluzioni irrazionali che possono essere utili. Questo controllo è una specie di alternativa al test obbligatorio. Tanto brancolano nel buio. Per esempio aprono le librerie e tengono chiusi i musei dove non puoi toccare niente e i soffitti sono alti e si può entrare in gruppi. È una chiusura insensata.
Che poi i musei già si regolano attraverso gruppi e entrate ordinate, quindi è un po’ assurdo…
Sì è tutto assurdo. Alla luce di quello che è stato stabilito, noi vediamo l’irragionevolezza di un governo che non avendo capacità di decidere si affida alle indicazioni dei virologi, che hanno fatto diventare legge misure elementari di igiene. Nessuno ha mai pensato di sconfiggere la mortalità automobolistica non andando più in macchina, ma da questo momento in avanti potrebbe accadere anche questo.
Lei ha parlato settimane fa di “strategia della tensione” e ha detto che “c’è chi approfitta delle paure altrui”. Si riferiva a qualcuno o a qualcosa in particolare?
La dietrologia, il 5G, Bill Gates, i cinesi, son tutte cose che come in un grande giallo sono venute fuori come ipotesi di soluzione. Dico che quello su cui si è ottenuto un risultato sicuro è colpevolizzare la gente persuadendola che si stia facendo qualcosa di male uscendo. La persuasione della violenza totalitaria è proprio far sentire il senso di colpa rispetto a un’infrazione che non c’è. Farti sentire in colpa con la paura, e responsabile di qualcosa. Questo è il risultato che è stato ottenuto. Certo, spero che finisca presto. Esiste una forma di prepotenza del potere che usata fuori dalla logica come ha indicato dal punto di vista giuridico Cassese, fa violare delle leggi. C’è una scienza che per alcuni è più importante della legge e della libertà. A questa scienza si vuole subordinare anche Dio, come dimostrano le Chiese chiuse. Si sono convinte le persone a rispettare delle dure misure contro la libertà, come se fosse giusto.
Come sta rispondendo l’opposizione a queste misure?
L’opposizione è in grande imbarazzo perché siccome la gran parte delle persone sono convinte del rischio, tutte le posizioni sensate che potrebbe assumere rispetto alle riaperture sono tentate a denti stretti, a parte il Mes e a parte altre scaramucce. Il tema sarebbe: il governo vuole tenere chiuso distruggendo l’economia, noi vogliamo riaprire. L’opposizione che pure dovrebbe dare risposte a temi pratici, teme che un’eccessivo aperturismo porti a un effetto boomerang, per cui non la vedo molto in forma. Il suo compito dovrebbe essere quello di dire: è tutto irragionevole, riapriamo tutto.
Eppure nessuno si può chiudere sotto una campana di vetro, bisogna pur vivere.
Sì, bisogna assumersi una parte di rischio come ho detto. La pericolosità non esiste per fasce d’età molto ampie, questo deve indurre quelle fasce a potersi muovere nel marginalissimo rischio di mortalità che come dicevano è dello 0,1 per cento. Esistono malattie che hanno percentuali molto più alte.
Settimane fa ha detto: “Si confondono le cause di morte per attribuirle al coronavirus”. Le sue parole hanno aizzato alcuni componenti del Patto per la Scienza. Oggi però assistiamo a una trafila di inchieste su anziani abbandonati nelle case di cura e malati che sono stati fatti entrare a contatto col coronavirus, sempre stando a sentire gli inquirenti. Lei che farà a questo punto? Pensa che rispedirá la denuncia al mittente? Pensa di aver avuto ragione?
È una denuncia che morirà da sola perché è una denuncia contro la libertà di parola. La loro denuncia certamente si attutisce perché scopriamo che non avevano certezze da dare. Scopriamo che erano inadeguati rispetto ad alcune soluzioni che si potevano prendere, per esempio negli ospizi. Ci avviciniamo a un momento più drammatico: il coronavirus finirà nei tribunali. Anche l’Istituto Superiore di Sanità dà dati molto incerti che però ci dicono che il coronavirus non è una causa ma una concausa, come ammesso dai medici. E quella concausa poteva essere compresa ed eliminata attraverso una seria di medicinali: si è detto l’eparina, si è detto l’avigan, non utilizzati o guardati con molto sospetto addirittura con disprezzo da una parte della medicina del potere. Ma se tra cinquemila persone mille fanno causa ai medici per non aver trovato una soluzione che altri hanno trovato, avremo molti processi per cure inadeguate. Se io avessi avuto un morto che trattato con l’eparina poteva guarire: ma perché non l’avete fatto? Perché avete sbagliato la diagnosi senza capire che il problema non era polmonare ma per esempio cardiologico? Quindi su questo potremmo avere una soluzione che non è il processo alle mie opinioni, ma è il processo molto più grave di quelli che hanno avuto dei morti a causa di cure insufficienti o sbagliate.
Lei sarebbe d’accordo con l’instaurazione di una commissione d’inchiesta sulle presunte morti da coronavirus?
Intanto dovrà provvedere l’Iss, i cui dati sono stati sempre molto più prudenti di quelli della protezione civile che ogni volta conclude con i morti. Occorrerà poi che le autopsie e i dati delle cartelle cliniche vengano verificate dall’Iss che di per sé è una commissione di fatto, e l’istituto dovrà dirci i dati reali, al di là dell’Istat e al di là della protezione civile. Poi la commissione parlamentare, che potrebbe nascere da una parte di parlamentari che improvvisamente verificando le misure irragionevoli adottate da Conte vogliono andare a capire se c’erano altre soluzioni. Quindi come è capitato per tante commissioni d’inchiesta, non è escluso che il coronavirus abbia questo ulteriore esito giudiziario. Un conto sono i processi ordinari, un’altra cosa è la giustizia parlamentare che passa attraverso le commissioni. Io credo che si attiveranno entrambe.
Per restare all’ambito politico, in questi giorni si parla tanto della coppia istituzionale Conte-Casalino. Per lei sta funzionando? Cosa ne pensa del modo di comunicare del premier?
Beh, Casalino mi fa orrore e il premier mi fa pietà. Di fatto è evidente che Conte si è ispirato ai metodi di chiusura e di isolamento al Grande Fratello. L’ispirazione è diretta. Nel Grande Fratello si sta chiusi in una casa senza contatti: è il modello psicologico che Casalino ha trasmesso a Conte. Poi adesso faranno anche la requisizione dei telefonini per evitare contatti con l’esterno e poi le nomination per vedere chi ha vinto con la reclusione. Nel Grande fratello si rimane in casa, e la logica di Conte è restare a casa. Casalino e Conte lavorano insieme, Casalino ha fatto il Grande Fratello e l’ha sicuramente spiegato a Conte.
INTERVISTE
Salute femminile,
IA e medicina di genere: innovazioni, sfide e prospettive per un futuro più equo

La salute delle donne è un tema di crescente interesse globale, con implicazioni significative per la società nel suo complesso. Nonostante i progressi scientifici e tecnologici, permangono sfide sostanziali nell’assicurare che le donne ricevano cure adeguate e personalizzate. Questa indagine esplora le strategie farmaceutiche e le innovazioni che stanno rivoluzionando il campo, evidenziando l’importanza di aumentare la consapevolezza e l’accesso alle cure.
La salute delle donne: una questione di equità
Storicamente, la ricerca medica si è concentrata principalmente sulla salute maschile, spesso trascurando le peculiarità biologiche e le esigenze specifiche delle donne. Questa disparità ha avuto un impatto negativo sulla diagnosi e sul trattamento delle malattie femminili.
Ad esempio, le malattie cardiovascolari, spesso percepite come una minaccia maggiore per gli uomini, sono in realtà la principale causa di decesso patologico tra le donne. L’assenza di sintomi “classici” negli attacchi di cuore femminili è un esempio di come la mancanza di consapevolezza possa essere pericolosa.
Un discorso a parte meritano le malattie reumatologiche che, aspetto spesso sottovalutato, interessano molto le donne in età riproduttiva, costituendo uno dei fattori che possono incidere negativamente sulla natalità¹. «La ragione della prevalenza femminile di queste patologie sembra risiedere nel fatto che queste ultime siano caratterizzate da una predisposizione genetica e ormonale che può favorire lo sviluppo di una risposta autoimmune più aggressiva», chiarisce l’Osservatorio italiano genere donna, che sostiene l’importanza della prevenzione: «Riconoscere la patologia sin dalle prime fasi – scrivono dall’Osservatorio – consente di avviare il percorso terapeutico prima che si verifichino danni permanenti. Oggi, infatti, i medici dispongono di strumenti diagnostici molto sofisticati e terapie che consentono in molti casi di fermare la progressione della malattia e assicurare una buona qualità di vita».

Il direttore del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’ISS, dottoressa Elena Ortona
Insomma, «molte patologie si presentano in modo diverso nelle donne rispetto agli uomini”, chiarisce il direttore del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’ISS Elena Ortona (in alto nella foto), intervistata da Rec News. «Un esempio emblematico è l’infarto miocardico, che nelle donne può manifestarsi con sintomi atipici come nausea, dolore alla schiena o affaticamento, portando a diagnosi ritardate e a trattamenti meno tempestivi. Inoltre, le donne metabolizzano alcuni farmaci in modo diverso rispetto agli uomini a causa di differenze ormonali ed enzimatiche. In passato, la ricerca farmaceutica si basava principalmente su soggetti maschili, portando a dosaggi non sempre adeguati alle donne. Oggi, la medicina di genere promuove studi più equilibrati per ottimizzare le terapie», puntualizza ancora la dottoressa Ortona.
Strategie farmaceutiche: verso la medicina di genere
Negli ultimi anni anche l’industria farmaceutica ha iniziato a riconoscere l’importanza della medicina di genere, che tiene conto delle differenze sessuali e di genere nella prevenzione, diagnosi e nel trattamento delle malattie. Diversi organismi si stanno focalizzando sempre più sull’universo femminile, avviando ricerche specifiche sul particolare impatto che determinate patologie hanno sulle donne.
In Italia la galassia degli organismi che portano avanti le ricerche cliniche più rappresentative sul tema comprende il Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità, il Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere e il Gruppo italiano salute e genere (GISEG).
«La ricerca in medicina di genere – puntualizza ancora la dottoressa Ortona dell’Istituto Superiore di Sanità – ha fatto notevoli progressi, ma ci sono ancora diverse sfide e opportunità di miglioramento. Negli ultimi anni si è assistito a una maggiore attenzione agli studi preclinici e clinici che analizzano le differenze tra uomini e donne. Questo è in parte dovuto ad una maggiore sensibilizzazione e formazione delle ricercatrici e ricercatori all’importanza di considerare il sesso e genere nei propri studi, ma anche al fatto che le principali riviste scientifiche come Nature e Lancet hanno inserito nelle istruzioni per gli autori la regola di mostrare i propri dati in modo disaggregato per sesso».
«Questo – prosegue Ortona – ha portato a una migliore comprensione delle variazioni nella incidenza e manifestazione delle malattie, nella risposta ai farmaci e nei fattori di rischio. Tuttavia, molto deve essere ancora fatto. In particolare, è fondamentale includere in maniera equilibrata soggetti di entrambi i sessi al fine di sviluppare trattamenti mirati che tengano conto delle differenze biologiche e poi analizzare i dati in modo disaggregato. Questo metodo porterà non solo ottimizzare il dosaggio dei farmaci, ma anche progettare nuove molecole e strategie terapeutiche».
Innovazione tecnologica: La rivoluzione dei dati
Anche l’innovazione tecnologica sta giocando un ruolo cruciale nel trasformare la salute delle donne. L’uso di big data e intelligenza artificiale consente di analizzare enormi volumi di dati per identificare modelli e tendenze che potrebbero sfuggire alle analisi tradizionale. Queste tecnologie stanno iniziando a offrire nuove opportunità per personalizzare le cure e migliorare i risultati sanitari, e per quello che riguarda l’IA possono permettere di individuare precocemente alcune patologie tramite le cosiddette analisi predittive e l’analisi personalizzata e combinata della predisposizione genetica del singolo paziente, dei fattori di rischio e dello stile di vita.
L’Intelligenza Artificiale, inoltre, sembra prestarsi bene alla risoluzione del problema della scarsa o nulla aderenza alle terapie², che riguarda in particolare chi è affetto da patologie croniche e gli anziani. Si tratta di soggetti che rinunciano a curarsi, oppure rinunciano ad adottare stili di vita alternativi in grado di minimizzare il rischio di incorrere in determinate patologie. Tra questi soggetti molte sono le donne, come chiarisce il Portavoce della Rete delle Cattedre UNESCO italiane e professore emerito di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” Andrea Lenzi. «Il sesso femminile – spiega Lenzi – è emerso come predittore indipendente di non aderenza ai farmaci ipoglicemizzanti, alla terapia ipolipemizzante e ai regimi farmacologici impiegati dopo un IMA in ampi studi di coorte e meta-analisi».
Cosa può fare l’IA in un campo come questo? Diventare un assistente virtuale in grado di generare alerts personalizzati che possono migliorare l’aderenza alla cura e aiutare a generare buone abitudini e dunque stili di vita migliorati.
Aumentare la consapevolezza: l’importanza dell’educazione
La medicina di genere e l’intelligenza artificiale stanno quindi ridisegnando il modo in cui viene vissuta e percepita la salute femminile. Ma da sole, ovviamente, potrebbero non bastare. Educare le donne sui loro diritti sanitari e sulle opzioni disponibili è fondamentale per migliorare i risultati di salute, e in questo senso le campagne di sensibilizzazione e i programmi educativi possono aiutare a colmare il divario informativo e a promuovere decisioni sanitarie più informate.
Un altro aspetto riguarda i decisori, come ha ben spiegato la dottoressa Ortona dell’Istituto Superiore di Sanità: «E’ necessario – ha detto a Rec News – sostenere e incentivare finanziamenti e programmi di ricerca che abbiano la medicina di genere come asse portante, per colmare le lacune ancora presenti e favorire l’innovazione in ambito clinico e farmacologico. Perché pur avendo raggiunto traguardi importanti, la medicina di genere è ancora in una fase evolutiva. Il futuro richiede uno sforzo coordinato per integrare conoscenze multidisciplinari, sviluppare studi più inclusivi e applicare le nuove tecnologie, in modo da garantire – ha concluso – cure sempre più personalizzate ed efficaci».
FONTI:
¹Le malattie autoimmuni reumatologiche, in Genere Donna https://www.generedonna.it/patologie-di-genere/genere-e-autoimmunita/malattie-autoimmuni-reumatologiche/
² Adherence to long-term therapies : evidence for action – Institutional Repository for Information Sharing and World Health Organitation
ARTE & CULTURA
Cucinotta a Rec News: “Il mio Sud nel nuovo film da protagonista” (Video e Gallery)

Maria Grazia Cucinotta è la protagonista del nuovo film di Beppe Cino “Gli agnelli possono pascolare in pace”, presentato ieri in anteprima a Roma al Cinema Caravaggio e nelle sale dall’11 aprile. Nella pellicola ambientata in Puglia è Alfonsina, donna ingenua con abitudini singolari che a un certo punto viene colta da sogni rivelatori.
Bidella in pensione devota al culto dei cari defunti e lontana dal fratello, sarà un inaspettato incontro con il Sacro a mettere ordine in tutti quegli aspetti della sua vita rimasti in ombra, e a svelare i legami e i segreti che animano il borgo pugliese dove abita. Abbiamo intervistato Maria Grazia Cucinotta a margine della proiezione dell’anteprima romana.
Quanto c’è di lei nel film “Gli agnelli possono pascolare in pace?
Di sicuro il Sud. Il Sud mi appartiene e di conseguenza c’è molto di questo suo modo di essere. Attaccata alla terra, attaccata agli affetti, attaccata alla verità. E’ anche un personaggio molto distante. E’ una bidella che ama Pasolini e sembra uscita un po’ fuori da una favola. Anche il mondo che la circonda sembra essere uscito fuori da un piccolo metaverso che si muove in un mondo moderno.
Il film ha un messaggio particolare?
Ce ne sono tanti di messaggi, tra l’altro attualissimi. Tutte le guerre sono dettate dai confini e dal potere e un po’ questo film parla proprio di questo e al fatto che tutti i confini e tutti i pregiudizi portano alla fine alla rabbia e alla non accettazione. E’ un messaggio molto importante. Tra le risate e queste visioni c’è una grande verità.
Progetti futuri che può anticiparci?
Questo film è in uscita quindi aspettiamo di vedere come va. L’11 uscirà in tutta Italia e speriamo che la gente torni al cinema.
INTERVISTE
Reati contro i minori, intervista al ministro della Famiglia Eugenia Roccella (Video)
INTERVISTE
Ddl Nordio, Caporale: «Non libera la magistratura dai suoi mali, ma colpisce la Giustizia giusta»

Il Ddl Nordio è forse l’eredità più consistente lasciata da Silvio Berlusconi. E’ infatti figlio di un modo preciso di intendere la Giustizia, le leggi, la magistratura. Per alcuni rappresenta l’ennesimo colpo inferto alla libertà di espressione, all’autonomia dei magistrati e allo stesso cittadino, che potrebbe essere maggiormente esposto a determinate fattispecie di reato che potrebbero essere depenalizzate. Ne abbiamo parlato con il giornalista Antonello Caporale.

Il giornalista Antonello Caporale
È davvero necessario abolire l’abuso di ufficio per tutelare quei sindaci che, a sentire la maggioranza, hanno le “mani legate”?
Io penso che la riforma viva di un bisogno ideologico. Anziché definire ulteriormente un reato che, è vero, è molto vago, lo hanno tolto di mezzo. Così facendo hanno mostrato il loro intento, che è quello di sminuire ulteriormente la magistratura.
Nordio è un ex magistrato.
Ma è come quei tabagisti che fumano, smettono poi finiscono con l’odiare le sigarette. Nordio è un magistrato ma odia i magistrati, ha utilizzato in modo massiccio le intercettazioni e da ministro le ha tagliate. Si è sempre proposto come l’alfiere della magistratura di destra ma dice che i magistrati fanno politica. La sua sembra una vita capovolta. C’è un’idea di fondo ideologica prima ancora che giudiziaria. E’ la stessa cosa che ho visto con la dichiarazione del lutto nazionale, che come sai viene dichiarata dal governo utilizzando la sua discrezionalità. In genere si fa per i martiri della mafia, ma in questo caso hanno voluto elevare la figura di Berlusconi.
Farà la fine di Craxi, un altro personaggio controverso che con il passare degli anni è diventato un’eroe nazionale. Si può dire che la Riforma Nordio sia un po’ l’ultimo lascito di Berlusconi, cioè la manifestazione ultima di un certo modo di intendere la Giustizia?
Possiamo anche dire per principio che i reati, la criminalità non esistono, ma restano comunque. Possiamo decretare sconfitta la mafia e la ‘ndrangheta, ma il pizzo c’è. Sono azioni temerarie, protervie e ingenue.
Prima hai parlato di intercettazioni. Secondo i detrattori del disegno di legge calerà una scure ulteriore sulla possibilità di informare liberamente.
Non sappiamo ancora cosa resterà e cosa verrà buttato della Riforma, che probabilmente sarà fatta a pezzi dalla Corte Costituzionale. Ma già con il solo fatto di aver annunciato una stretta sulla intercettazioni sono stati lanciati due messaggi. Uno alla magistratura, a cui in pratica è stato detto mettetevi in fila e capite che il vento è cambiato, e uno all’informazione, a cui si tenta di dire attenzione, perché non puoi più osare come prima. La magistratura, comunque, non è esente da mali. Con la riforma non si sta liberando la magistratura del proprio conformismo, delle proprie convenienze e del fatto che ci sono magistrati che non lavorano e non sono equi, ma si sta riducendo l’ampiezza della libertà dei magistrati. Avranno più margine quelli più convenzionali e collusi, meno quelli coraggiosi che hanno voglia di fare. Se ci fai caso si parla sempre di magistrati di destra e di sinistra, ma mai di chi lavora bene e di chi lavora male.
Erano forse più questi gli aspetti da riformare.
Appunto, invece si sceglie di trascurarli. Nessuno si domanda perché uno ha fatto cinque processi e un altro 55, oppure perché con l’aumentare dell’organico delle Forze dell’Ordine non si riducono i reati. Dovremmo essere più sicuri, e invece? Immagino che non sia un lavoro certosino, organico, sistemico, ma che sia un lavoro occasionale. Faccio quello che lavora, fingo per la televisione e poi chi si è visto si è visto. Arresto chi so già che non può stare dentro, indago persone su cui non ho nulla. Ci sono poi le querele temerarie, come quelle che sono capitate a me e ad altri giornalisti, che sono azioni di parassitismo giudiziario che diventano lecite, invece non lo sono affatto. La lotta però non è contro questi mali, ma contro la Giustizia giusta.
Dal punto di vista politico pensi che la Riforma possa essere in qualche modo divisiva oppure c’è un’intesa che va al di là degli schieramenti politici?
C’è sicuramente intesa, altrimenti il codice penale non sarebbe così cavilloso. Le leggi le fa il Parlamento e c’è interesse a rendere i processi pieni di cavilli, possibilità e subordinate. La politica teme la magistratura, a volte perché esagera a volte perché è un potere che controlla.
purtroppo non pensavo a 66 anni di vedere questo scempio governi che si autoproclamano avessero almeno gente intelligente nel loro interno .Pensate dobbiamo vedere e sentire cteteasalino che imbocca l’azzeccagarbugli di conte li ho scritti con la minuscola li reputo nome comune di cosa.
Concordo pienamente con quanto scritto sopra,è veramente orribile starsene prigionieri in casa
Concordo pienamente,è veramente orribile quello di dover star reclusi con giornate soleggiate,io abito a Ravenna,a 10 minuti dal mare,vedere chiuso l’ accesso alle pinete,spiagge,parchi.on queste orribili bande della polizia,nei miei 62anni di vita non mi era?mai successo…vivo sola,che male faccio ad andare da sola in bici al mare o in pineta…e invece sto a casa da 2mesi un appartamento di 2stanze da sola…fantastico!!proprio una via diretta alla depressione ,